L'aglianico del Vulture

Scavare nelle miniere di Carbone e trovare gioielli del passato

08/01/2014  L’ultima bottiglia di aglianico prodotta dallo zio Enzo e dal papà Vittorio Carbone dal vigneto dei piani dell’Incoronata la ricordavo: annata 1988, bianco e nero, una etichetta che ricordava quelle di Gaja.Siamo stati stolti, noi Carbone a Melfi, non abbiamo tenuto le vecchie bottiglie per ricordo.In fondo nessuno di noi prima del 2005 pensava che avremmo ripreso a fare vino e quindi ritenevamo che i nostri genitori avrebbe potuto egregiamente svolgere il ruolo di Mnemone.

Poi accade che tutto cambi e ti accorgi della ricchezza che avremmo avuto che se avessimo conservato le bottiglie vecchie di aglianico. Ci avrebbero detto dell’evoluzione dell’uva di quei vigneti, di scelte di legni e vinificazioni.

Le bottiglie di bianco poi sono quasi leggenda: Pinoverde, Monte Lapis, so che sono etichette esistite, ma non ne ho quasi memoria.

L’incrocio Manzoni metodo classico invece lo ricordo, e bene: l’ultima sboccatura del 2001 della vendemmia 1987 è stata usata per una occasione speciale in famiglia ed è stato sorprendente trovare una tale inaspettata freschezza dopo 14 anni. Fu la bottiglia che ci convinse delle potenzialità dell’area anche per i bianchi.

1973 e 1981

1973 e 1981

Capita poi di andare a trovare lo zio Enzo nella casa in montagna e per caso scoprire che la sua cantina custodisce proprio quei tesori in un antro buio e umido e non agevole.

Forse la loro fortuna.Comincio a tirare fuori bottiglie e subito arriva una vera sorpresa: il primissimo aglianico di Enzo e Vittorio, annata 1973, bottiglia borgognotta, etichetta mai vista prima. In primo piano il castello di Melfi, un soggetto simbolo del territorio.

La successiva è annata 1981. Bottiglia bordolese questa volta, etichetta ancora con il castello, ma l’arancio lascia il posto ai toni dal beige al marrone. La ricordavo, si, anche se i dettagli erano sfocati nella memoria.

IMG_3636 (800x533)E’ del 1982 la prima versione dell’etichetta che verrà utilizzata fino alla fine della avventura di vinificazione dei fratelli Carbone senior. La bottiglia rimane una bordolese, l’etichetta abbandona il castello e accoglie il bianco e il nero. Minimale. Scompare la dicitura Fattoria la Vigna e rimane solo Enzo e Vittorio Carbone. E’ come la ricordavo.

Scavo. Ce ne sono altre.1983,1985,1988.

Ne faccio subito 100 scatti. Non oso aprirle, non oso neanche rimuovere la polvere. Sono la memoria e se le aprissi torneremmo a doverci affidare a quella.

Torno giù dalla montagna e penso che ancora mi manca un’altra memoria, quella gustativa e per quella non c’è Mnemone che tenga.

Chissà, magari l’apertura al prossimo viaggio in montagna.

2 Commenti
  1. Buongiorno,
    mi presento,sono Davide Bodini, saltando qua e la nel Vs sito, mi sono soffermato a leggere un po’ di storia… e vengo al dunque.
    La mia curiosità nasce dal fatto che nel lontano 1989 io ebbi l’onore di collaborare con l’Ing. Carbone in quel di Pavia alla Castelli Auto, concessionaria Alfa Romeo. Lui mi parlava di Melfi e di suo fratello viticoltore, ecco il perchè di questa ricerca e vengo alla domanda: la persona di cui ho parlato è Vs zio??
    Mi potreste dare qualche info? complimenti vivissimi per l’azienda ed il Vs vino , che vorrei assaggiare. Cordialmente Davide Bodini 338 9434052

    • buongiorno Davide
      e grazie per averci scritto.
      sì, l’ingegnere è proprio lo zio Enzo.
      Le scriviamo presto in privato
      A presto
      Sara e Luca

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Email: info@carbonevini.it

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